Viveva aspettando.
Aspettando un aumento, aspettando la sera per stare con lui, aspettando il week end per staccare la spina, aspettando l’estate per godere del sole, aspettando i soldi per comprare le scarpe nuove, aspettando l’età giusta per sposarsi, aspettando il momento giusto per avere un figlio.
Ma una mattina al lavoro, nella ripetitività di quelle sue stupide mansioni, si rese conto che tutto quel tempo speso ad aspettare ero solo l’attesa della fine del tempo stesso. Avrebbe aspetto per tutta la vita il momento giusto per fare cose che in realtà avrebbe potuto iniziare a fare fin da subito.
Aspettava un futuro che ormai era già passato.
Tutti quei vincoli che si era volutamente ma inconsapevolmente imposta per attendere, erano solo catene di carta che avrebbe potuto strappare da un momento all’altro. Se solo ne avesse avuto il coraggio; se solo avesse trovato il tempo per farlo.
Imprigionata nell’attesa dell’attesa stessa.
Così viveva i suoi giorni. Immeritatamente vuoti; ingiustamente uguali l’uno all’altro; inutilmente spenti.
Quella mattina qualcosa cambiò. Era stanca di aspettare. Il tempo era suo.
Era l’unica cosa che le apparteneva veramente, l’unico vero possedimento, l’unica proprietà che le restava, dono gratuito, ma definito, determinato.
Si rese conto che non avrebbe mai più avuto la possibilità di ricominciare il gioco tentando di vincere una nuova partita.
Capì che quella era una strada a senso unico e che tutti i granelli che pian piano scendevano da una parte all’altra della clessidra scomparivano, senza alcuna speranza di ritorno.
Aspettava un futuro
oramai già passato
in attesa di un tempo
che non sarebbe arrivato.
“Lo farò domani”
era oramai consuetudine
in un mondo di lavoro
e di fredda ingratitudine."
In questa riflessione la protagonista sta vivendo un annoso problema con il tempo. Tutti viviamo in preda al “Domani farò” o al “Quando sarò in ferie farò, quando sarò in pensione farò!”. Ma siamo sicuri di avere tutto questo tempo a nostra disposizione?
Non posso non citare il mio filosofo preferito quando si parla di tempo e del modo in cui usarlo al meglio: Seneca. Su di lui sono stati scritto miliardi di libri, saggi e chi più ne ha più ne metta. E lo capisco: ogni sua frase è per me una pillola da custodire con cura per riflettere e tentare di migliorare il nostro rapporto con il tempo.
Ma non ne parlerò a fondo in questo contesto! Per ora voglio solo incuriosirti su questo autore e suggerirti le sue opere: la prima lettura, a digiuno da commenti o simili, è sempre la migliore!
I libri che ti consiglio
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Autore: Seneca
Titolo: Tutta la vita per imparare a vivere
Pagine: 142
Casa editrice: Bompiani
“La tranquillità dell’uomo. La brevità della vita. La vita felice”: i tre scritti più famosi in un sol boccone! Ottimo per un primo approccio a Seneca.
Autore: Seneca
Titolo: De brevitate vitae – testo latino a fronte
Pagine: 112
Casa editrice: Rizzoli
Un focus sul tempo, su come spenderlo e non spenderlo: per chi vuole leggere Seneca nella sua lingua, il latino, è un ottimo inizio.
Autore: Rick Dufer
Titolo: Seneca tra gli zombie – guida filosofica di sopravvivenza al caos
Pagine: 160
Casa editrice: Feltrinelli
Un libro che è un “tram sui denti”: il senso del tempo e il modo in cui la nostra epoca lo affronta, tutto partendo dagli spunti del grande Seneca. Un libro superPop che va letto e riletto: io lo amo.
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