Inserisco questa poesia nella sezione “Poesie in venexiano” anche se in veneziano non è, ma il tema che tratta è così strettamente legato alla città di Venezia e al sentimento che noi veneziani abbiamo provato in quel giorno terribile, per cui non avrei potuto pubblicarla in altri luoghi.
Era il 12 novembre 2019. Le sirene che normalmente avvertono dell’arrivo dell’acqua alta iniziarono a suonare in sordina per continuare nella loro nenia non solo durante la notte di quel giorno, ma anche durante tutti i giorni successivi, senza mai fermarsi.
L’acqua raggiunse i 189 cm sopra il livello del mare. Ciò significa che le calli della città furono inondate, l’acqua entrò nelle case, nelle chiese, nei negozi, sfondando paratie, salendo dalle fughe delle piastrelle, uscendo dagli scarichi, invadendo ogni piano terra della città.
Una città in ginocchio di fronte al potere già troppo spesso ignorato della sua laguna.
In quei giorni tornando a casa presi in mano il mio taccuino e scrissi queste parole.
Aqua Granda
Il salso che brucia
sui cuori feriti
di noi che siam stanchi
di esser derisi.
Chi non c’è nato
non lo può capire.
Il segno sui muri,
il gonfiore del legno,
la schiena rotta
a raccogliere il fango.
“È solo acqua,
che vuoi che sia?”
Scema attrazione
per gente di via.
Per noi è paura
che cresce ogni istante,
se il vento non cala,
se lei non scende,
se sale i gradini
e ti trova impotente.
E dopo sei ore si contano i danni:
chi perde bottega,
chi tutta una vita,
non è solo merce
è lavoro e fatica.
Chi perde il salotto,
la camera, il letto.
Ogni ricordo
Con lei va via in fretta:
foto, diari, mobili vari.
Quel libro invecchiato
a cui da bambino
pian piano e paziente
l’infanzia hai lasciato.
Chi non c’è nato
Non lo può capire.
Ma anche se stanche
le mani salate
lavorano ancora,
non si son mai fermate.
Perché noi veneziani
sappiamo reagire,
Venezia ci spinge
a voler ripartire.
La sua bellezza
oramai violentata
è nei nostri cuori
intatta e curata.
Siamo leoni
se solo vogliamo.
Duri i banchi perciò amici miei.
La Venezia di un tempo
è ancora là,
e dai nostri ricordi,
per i nostri figli,
mai se ne andrà.
ValeZenna
Potete trovare testimonianze di quei giorni apocalittici presso il sito del progetto Aqua Granda. Non solo foto, ma anche video, messaggi, audio, lettere, testi scritti, spediti e registrati da chi era presente e da chi ha lottato per salvare dal fango salato non solo una parte delle città, ma anche parti intere della propria vita: mobili, oggetti, vestiti, foto, ricordi.
Da veneziana non posso che ringraziare con tutto il cuore i ragazzi del progetto Aqua Granda per avere fatto sì che uno degli eventi più catastrofici degli ultimi anni non venisse dimenticato. Grazie ai loro archivi vivrà per sempre come monito per le generazioni future, spronandole a mantenere sempre alta l’attenzione verso una città fragile che resta e rimarrà sempre un gioiello unico da custodire con cura.
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