Dove sono finite le nostre idee?

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Durante il mio periodo universitario frequentai un corso tenuto da un professore chi ci ha lasciato proprio in questi giorni: Adone Brandalise.

La materia del corso era “teoria della letteratura” e il professore era un omone che aveva fisicamente un che di Malocchio Moody: grande e imponente entrava zoppicando in aula con la sua valigetta e i suoi capelli bianchi a caschetto, lentamente si avvicinava alla cattedra, accendeva il microfono e da lì iniziava a parlare.

Le sue non erano le solite lezioni universitarie, intrise spesso di quell’arroganza tipica di certi professoroni, tanto pieni di sé dal rendere il loro essere arrivati fin lì il vero soggetto e protagonista della lezione.

No.

Le lezioni del professor Brandalise erano viaggi filosofici che facevano tappa saltellando qua e là tra tutte le materie contemplate dallo scibile umano.

Così una lezione poteva iniziare parlando di cinema e terminare parlando di fisica, oppure toccare allo stesso tempo storia, scienza, antropologia.

Le sue lezioni erano l’esempio di cosa significhi davvero amare la cultura in quanto essere umano, non sapersi mai saziare della conoscenza, essere sempre pronti a metterla in discussione arricchendola di nozioni, nuove scoperte e idee sorprendenti.

Il suo argomentare era un flusso libero di pensiero, un continuo dialogare con le idee, battibeccare con esse, portando a prova di teorie altre teorie, in un continuum che sarebbe durato all’infinito se solo le campanelle del fine lezione non lo avessero interrotto.

Oggi a distanza di anni, ho ripreso in mano i libri suggeriti dal professor Brandalise, libri dei più vari, che spaziavano dai romanzi, ai saggi, alle raccolte di poesie fino alle opere teatrali.

Sfogliando quelle opere l’attenzione mi è caduta su un libro in particolare, un saggio di un regista russo Andrej Tarkovskij che all’epoca feci fatica a comprendere appieno, tanta era la filosofia che ne riempiva i capitoli.

Riguardando le pagine sottolineate e ripiene di appunti, la mi attenzione è stata attirata da un capitolo in cui si discute del concetto di idea, in particolare da questo paragrafo:

“L’idea deve originarsi in una sfera particolare del vostro “io” interiore. Se sentite che nasce in un campo speculativo che non sfiora la vostra coscienza, il vostro rapporto con la vira, state sicuri che sarà tuto vano. Non val la pena lavorarci”.

Andrej Tarkovskij- La forma dell’anima, il cinema e la ricerca dell’assoluto

Che concetto pazzesco!

In poche e umili parole l’autore ci sta dicendo che le nostre idee, le nostre intuizioni devono muovere la nostra coscienza, devono nascere dal profondo di noi stessi, dalla parte più intima che possediamo.

In poche e romantiche parole: le vere idee nascono dal nostro cuore.

E mi viene spontanea una riflessione.

Oggi siamo sommersi da quelle che apparentemente possono sembrare idee.

Scrolliamo Facebook e vediamo il post di un influencer che in poche righe ci convince di come sia stato figo e semplice per lui cambiare vita trasferendosi in un eremo, oppure all’opposto, investendo tutto il suo patrimonio in azioni e vivendo spaparanzato su una spiaggia di Dubai.

E allora pensiamo: “Ho un’idea! Posso provarci anche io!”

Ma dopo cinque minuti scrolliamo Instagram e vediamo una personal trainer che ci fa notare di quanto sia facile perdere ciccia sui glutei facendo “due semplici esercizi ogni giorno”.

E allora ci viene spontaneo pensare: “Che idea, da domani lo faccio anche io!”

O ancora vediamo una sconosciuta creare borse ad uncinetto in un reel di trenta secondi o un ragazzo creare un mobile da giardino con un pallet in un minuto e pensiamo ancora: “Che idea! Questo week end lo faccio anche io!”

Anche se magari non sappiamo nemmeno da che parte si tiene in mano l’uncinetto e un giardino nemmeno lo abbiamo.

Abbiamo mille idee…di cui nessuna è frutto della nostra esperienza.

Ecco.

Siamo bombardati da feticci di idee.

Pupazzi che assomigliano a vere intuizioni ma che in realtà non sono altro che la copia di idee di altri.

Nessuna di queste idee nasce da noi.

Nessuna di queste intuizioni nasce, cresce e si sedimenta nella nostra personale coscienza prima di prendere vita e fiorire.

È come un preparato per torte già bell’e pronto, un preparato in busta Cameo: basta versarlo nella tortiera e metterlo in forno per ottenere una torta sorprendente… di cui però noi non siamo affatto artefici.

E questo nostro copiare le idee di altri non sta facendo altro che renderci sterili.

Sterili di iniziative, sterili di inventive, sterili di quel magnifico mistero tutto umano chiamato intuizione.

E di fronte a tutto ciò mi viene spontaneo chiedermi: esisterà mai più un’anima nobile e prestata alla cultura e all’accudimento di nuove idee come Adone Brandalise?

Di fronte a un mondo di automi capaci solo di copiare le intuizioni degli altri, nascerà ancora chi sarà in grado di scavare nella propria anima per cercare le intuizioni più singolari?

Forse, se solo noi per primi iniziassimo a usare la nostra coscienza, le nostre paure, le nostre gioie come carburante per nuove idee al posto di delegare ad una realtà virtuale di sconosciuti il compito di creare unicità illudendoci di appartenerle.


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