Pagemaster, schermi e fantasia

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Era uno dei miei film preferiti. Forse la mia passione per i libri nacque in parte anche grazie a lui.

D’altronde, come non ci si poteva immedesimare nel suo protagonista? Per una bambina timida e silenziosa come lo ero io, era la cosa più naturale del mondo.

E così quando la mamma mi concedeva la possibilità di scegliere un film da vedere, io puntavo il dito dritto dritto su di lui: Pagemaster.

Per chi non lo avesse mai visto è un film dei primi anni novanta. Gli attori principali sono niente di meno che Macaulay Culkin (si, proprio lui, Kevin di “Mamma ho perso l’aereo“) e Christopher Lloyd (esatto: Doc di “Ritorno al futuro“).

La trama è semplice: un bambino timido e impaurito dal mondo di nome Richard un giorno viene spedito dal padre a comprare dei chiodi dal ferramenta, ma si ritrova sotto una spiacevole tempesta. Per proteggersi dal diluvio il ragazzino entra nel primo posto che trova aperto e si ritrova nell’androne della biblioteca di quartiere.

Qui incontra il bibliotecario che prova a convincerlo a leggere qualcosa, ma l’unica preoccupazione del ragazzo risiede nel trovare un telefono per chiamare casa e avvisare dell’accaduto. È così che il bibliotecario indica a Richard la strada per il telefono, ma questa si rivelerà ben più difficile e misteriosa del previsto. In una scena che nella mia mente da bambina era pura magia, il protagonista viene risucchiato all’intero della biblioteca trasformandosi in un cartone animato.

Spaesato cerca una via di fuga, ma trova ad indicargli la via da seguire un certo Pagemaster, un mago che gli spiega di come per ritrovare la strada di casa dovrà affrontare tre prove accompagnate da tre libri parlanti: un fanatsy, un horror e un libro di avventura.

Tutti insieme affronteranno un lungo viaggio tra fantasia, terrore e coraggio, incrociando nel loro percorso personaggi famosi della letteratura mondiale, tra cui il Dottor Jekyll e Mister Hyde, il capitano Achab e Long John Silver.

Nel suo viaggio tra i meandri del fantastico, Richard combatterà con le sue paure, vivrà la separazione e il successivo ritrovarsi con i suoi nuovi amici, fino a risvegliare il suo coraggio perduto, combattere una terribile battaglia finale con un drago sputafuoco e ritornare finalmente alla realtà, tornando un bambino carne e ossa.

Sul finale del film Richard viene ritrovato dal bibliotecario il quale si identifica nel mago Pagemaster e indica finalmente la via di casa al ragazzo, fiero di esser riuscito a cambiarlo con la magia della sua biblioteca, rendendolo meno fifone e più coraggioso.

La prima volta che vidi questo film animato aveva probabilmente sei o sette anni.

Nonostante ne sia passata parecchia di acqua sotto ai ponti da quella prima visione, alcune delle scene che vedono Richard combattere pieno di forza o tremare di paura di fronte alla trasformazione di Dottor Jakyll in Mr Hyde sono impresse a fuoco nella mia memoria. Ricordo di aver condiviso con quel protagonista tutte le sue emozioni e di essermi portata a letto di notte il desiderio di trasformarmi in un cartone animato e vivere avventure simili. Cosa avrei fatto al suo posto? Come avrei combattuto contro Moby Dick? Avrei avuto il coraggio di combattere il drago?

Ho perfino il ricordo ovattato di aver creato i miei personali amici libri parlanti per combattere assieme a loro mille avventure!

Insomma, quel film ha davvero plasmato la fantasia della me di quel tempo, aiutandomi a proiettare i valori del coraggio e della determinazioni presenti in esso nella mia vita reale di piccola bambina impaurita dal mondo.

Ora attorno a me vedo bambini bombardati da un universo di video e cartoni animati completamente svuotati di fantasia.

Vedo protagonisti addolciti dalla correttezza della perfezione i quali anticipano la fantasia degli spettatori non lasciando spazio alle domande, sempre corretti, mai spaesati, mai in seria difficoltà.

Siamo attorniati da un mondo di storie fatte su misura per una finta realtà in cui il male e il dolore non esistono: nessun mostruoso Mister Hyde a scombinare i piani del bene, nessun Long John Silver pronto a tutti pur di avere il suo tesoro, nessun Capitano Achab combattivo e feroce nel vendicare la sua gamba perduta.

Solo colori, lucine, soluzioni scontate. Non più battaglie, desideri, sogni.

E attorno a me vedo bambini sempre meno fantasiosi, sempre più chiusi in se stessi, incapaci di sognare con la loro testa, svuotati di immaginazione.

Bambini che al momento di disegnare a mano libera chiedono a Google un esempio da ricopiare.

Forse sarebbe il caso di riprendere in mano le grandi storie che hanno fatto sognare le generazioni precedenti alla loro e mettere da parte i vari Bing, Gabby e compagnia danzante.

Forse è arrivato il momento di tornare a capire che i bambini sono molto più creativi di noi adulti, ma senza gli stimoli giusti, senza le domande giuste, anche se scomode, non avranno mai in mano le armi per combattere la durezza concreata della vita che gli aspetterà una volta cresciuti.

E se vogliamo fare qualcosa di reale per aiutarli in questo, dobbiamo andare contro corrente, fare un passo indietro, renderci conto che quell’ora di assuefazione con la tv accesa o con lo schermo dello smartphone davanti agli occhi è la peggior condanna a cui un genitore può costringere il proprio figlio.

Una condanna che toglie al bambino ciò che lo rende essere umano: la sua fantasia.

Con le storie e i procedimenti fantastici per produrle noi aiutiamo i bambini a entrare nella realtà dalla finestra, anziché dalla porta. È più divertente: dunque è più utile. […] Ai bambini piace misurarsi con problemi più grandi di loro. È il solo modo che hanno a disposizione per crescere.

Gianni Rodari – Grammatica della fantasia


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Autore: Gianni Rodari

Titolo: Grammatica della fantasia

Pagine: 187

Casa editrice: Einaudi

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