“Ah, capito. Ma monetizzi?”
Eccola qui, la piaga della sua epoca. Il fardello che tutti dovevano silenziosamente e troppo spesso inconsapevolmente portarsi sulle spalle. La sua generazione poi ne aveva fatto un motivo di vita, peggio ancora, uno scopo.
Irma era appena uscita dal lavoro. La mattina era finalmente terminata e poteva dedicarsi a quella che le piaceva chiamare banalmente “vita”.
Quel giorno però non era capace di staccare davvero la spina da ciò che era accaduto poche ore prima. In pausa caffè, tra un brusio e l’altro, le si era avvicinato un nuovo collega e indagando sulla sua esistenze se ne era uscito con un “Cosa fai oltre a lavorare?”. Irma non ci aveva pensato molto, rispondendo con convinzione “Scrivo”.
Effettivamente passava almeno due ore ogni giorno a scrivere, rileggere, correggere i suoi testi, oltre a pulire casa, cucinare e togliere le maledette erbacce di gramigna dall’orto. Quindi poteva comodamente dire che sì, nella maggior parte del suo tempo scriveva.
Apriti cielo. Scrivere? A cosa serviva?
“Ah, io non scrivo. E nemmeno leggo. Ma monetizzi?” Dopo un attimo di silenzio per non fermarsi alla prima impressione, Irma si mise la maschera dell’indifferenza pacifica, rivolse un sorriso al suo interlocutore e si tornò in ufficio. Pausa caffè finita e a mai più rivederci.
Salendo in macchina iniziò a riflettere. Effettivamente era da un centinaio d’anni che ogni secondo della vita umana si era trasformato in denaro. Un individuo era utile se era produttivo, era produttivo se le sue attività avevano un rientro economico. Se ciò non accadeva, era inutile alla società e la sua vita non aveva alcun senso.
La frase “il tempo è denaro” era recente, pensando alla storia della vita dell’homo sapiens sulla terra. Andando indietro nelle epoche e chiedendo cosa fosse stato il tempo a un contadino dell’impero romano vissuto nelle pianure siciliane 2000 anni prima o a un produttore di olio greco che curava con passione i suoi uliveti ai tempi di Socrate o a un allevatore di bovini medievale o a un monaco luterano del 1600, sicuramente per la maggior parte di loro il tempo era vita, non denaro.
Dall’avvento della rivoluzione industriale, con la nascita delle fabbriche e del lavoro meccanico tanto odiato e satirizzato da Charlie Chaplin in Tempi Moderni, il tempo era diventato denaro.
E ciecamente tutti attorno a lei erano convinti che fosse giusto così, che si dovesse occupare la propria vita lavorando 10 ore al giorno per guadagnare soldi. Si erano convinti che ogni azione dovesse avere un risvolto economico. Perfino passeggiare era diventato motivo di guadagno, da quando avevano inventato le app che pagavano un miliardesimo di centesimo per ogni passo. Quindi camminando si pensava ai soldi guadagnati camminando, non si camminava più per godere del paesaggio o della fatica data nel muoversi.
L’uomo aveva monetizzato il tempo.
L’unica cosa che gli apparteneva davvero, l’unico bene relativo che poteva esistere senza legami economici, era diventato moneta.
Per anni Irma era stata vittima di quel sistema. Per anni aveva corso come una stupida, sottopagata, ad eseguire ordini in velocità, a produrre nel minor tempo possibile per far aumentare i guadagni di un’azienda per cui era solo una cifra da ripagare a fine mese.
Poi si era fermata, aveva guardato indietro, rivedendosi correre come in un flashback di un film.
E aveva capito di aver reso la maggior parte del suo tempo denaro per troppi anni.
Ora voleva che la maggior parte del suo tempo fosse vita.
“Ma monetizzi?”
“No, ma sono felice.” E questa era l’unica cosa che contava davvero.
Se ti è piaciuto questo racconto ti consiglio di fare un giro in questa sezione del sito in cui troverai altri racconti e raccontini.
Buona lettura!
Dai un occhio agli ultimi articoli pubblicati:
-
Pagemaster, schermi e fantasia
Stiamo facendo vedere i cartoni giusti ai nostri bambini o stiamo uccidendo per sempre la loro unica fantasia?
-
Dove sono finite le nostre idee?
Siamo bombardati da feticci di idee. Pupazzi che assomigliano a vere intuizioni ma che in realtà non sono altro che la copia di idee di altri.
-
Concerti, accordi e anno nuovo
Ogni musicista deve avere cura del proprio strumento; il direttore non fa altro che ordinare una serie di anime responsabili di sé stesse.
-
Madonna della Salute, palloncini e castradina
Il 21 novembre a Venezia si celebra una delle feste più sentite dai suoi cittadini: la Madonna della Salute. Per i pochi veneziani superstiti resta una ricorrenza a cui si è legati a doppio filo. Il primo filo è appeso alla storia della Basilica della Madonna della Salute. La chiesa fu costruita a partire dal…
-
Baccalà, cura e tradizioni
“Che puzza mamma!” Esclamò la piccola, i grandi occhi azzurri a fissare nello specchio quelli di sua madre. “Eh lo so! Ma solo per qualche giorno, ghe xe el baccalà a mogio!” Rispose lei, una carezza sul viso della figlia curiosa, infastidita ma allo stesso tempo attratta da quella cosa misteriosa ammollata nel secchio. Era…
Condividi questo racconto
