Come sempre quando non trovo ispirazione ci pensano i miei amici libri a lanciarmi l’amo. E io non posso che abboccare.
Pazzesco come ogni volta che si apre un libro ad una pagina a caso quello ci parla e coglie il nostro umore sul segno.
C’è chi direbbe che siamo noi ad adattare ciò che leggiamo a ciò che proviamo, ma per me è il contrario. Sono certa esista qualche ordine cosmico che ci fa incappare nelle parole giuste al momento giusto.
E non parlo dei “libri delle risposte”, quelli minuscoli tipo messale da viaggio del 1600, con 365 pagine una per ogni giorno dell’anno; quelli che hanno 365 frasi ben pensate per adattarsi ad ogni situazione possibile e danno una “saggia” risposta ad ogni quesito, dal “quanta pasta calo per 10 persone” al “siamo gli unici esseri coscienti nell’universo?”.
No, no, parlo di libri veri e vari, non pensati con quello scopo.
Poco tempo fa ad esempio ho vissuto una giornata particolarmente frenetica in cui mi sono sentita Fantozzi rincorso dalla sua puntuale nuvoletta carica di pioggia.
Una giornata di viaggio in cui era accaduto di tutto, da ritardi impensabili di mezzi di trasporto a tempeste degne del Diluvio Universale, tanto che perfino Noè avrebbe lasciato il posto con un sincero “Mara, io esco”.
Un giorno in cui il mondo attorno a me pretendeva che io corressi in fretta, entrando nel suo vortice e facendomi sentire una pallina di gelato alla panna nel frullatore, pronta ad uscirne sciolta come un milk shake.
Un giorno in cui ho chiesto alla provvidenza di farmi rinascere gatto nella prossima vita per passare ogni istante a farmi coccolare e venerare come un Dio, maledicendo l’essere nata Homo Sapiens e l’essere circondata da miei simili troppo spesso ottusi.
In un giorno simile presi in mano “Il libro degli errori” di Gianni Rodari, in cerca di due risate per alleggerire il peso dell’universo avverso. Ed ecco che aprendo a caso, completamente a caso quelle pagine uscì questa poesia:
Giovannino Perdigiorno
era un grande viaggiatore:
capitò nel Paese
degli uomini a motore.
Al posto del cuore
avevano un motorino
che si spegne la sera
e si accende al mattino.
Al posto dei piedi
avevano le rotelle,
le cinghie di trasmissione
erano le bretelle.
Al posto del naso
avevano la trombetta
per chiedere la strada
e correre più in fretta.
Correvano tutto il giorno
senza mai fermarsi:
non avevano neanche
il tempo di salutarsi.
E non scambiando mai
né parole né saluti
pian piano i poveretti
diventarono muti.
Facevano appena appena
"brum brum" e "perepè".
E Giovannino disse:
"Questo posto non fa per me".
Ecco. Giovannino Perdigiorno aveva deciso di consolarmi, di darmi una pacca sulla spalla e dirmi: “Tranquilla, anche io ho viaggiato in una terra come la tua e ti capisco.”
Non mi restò che sorridere, ringraziare Giovannino per la comprensione e pensare tra me e me:
“Che magia la poesia!”
La foto dell’articolo è di Tatsuya Tanaka
Gianni Rodari ” Gli uomini a motore” – i versi più belli
“Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore“: due versi che significano molto, moltissimo. Concentriamoci sul cognome del protagonista di questa piccola poesia “Perdigiorno“. Nel parlare comune un perdigiorno è colui che perde tempo, che non produce, che non lavora, che perde appunto tutto il suo tempo a non fare nulla. Ma qui Gianni ci dice che Giovannino è anche un grande viaggiatore. Ma come? Un viaggiatore che perde tempo!? Questo è un bell’ossimoro! Se leggiamo però tutta la poesia, capiamo bene il messaggio nascosto tra le righe. Giovannino è posto in contrapposizione con gli uomini a motore, super produttivi, sempre al lavoro, sempre veloci ed efficienti. Tanto assorbiti dalla vita frenetica da non parlare nemmeno più tra di loro, arrivando a diventare muti. Quindi Giovannino è paragonato a una tale smania produttiva e chiaramente agli occhi degli uomini a motore lui sarà sempre considerato un perdigiorno. Per Giovannino quella realtà è inammissibile e ce lo dice nell’ultimo verso della poesia: “Questo posto non fa per me“. Ma quindi la domanda sorge spontanea: Giovannino è veramente un Perdigiorno o Gianni nel chiamarlo così sta sbeffeggiando il punto di vista della società degli uomini a motore?
“Correvano tutto il giorno / senza mai fermarsi: / non avevano neanche / il tempo di salutarsi.”: Gianni è nato nel 1920 e morto nel 1980. Ha dedicato la sua vita all’insegnamento e alla scrittura e ha avuto modo di vedere un paese, l’Italia, evolversi passando dalla crisi della seconda guerra mondiale al boom economico degli anni ’50. In questi versi si vede il riassunto di un’epoca frenetica, un periodo che è passato in maniera abbastanza repentina dalle prime macchine a motore, considerate come un lusso, alle utilitarie vendute in massa, sinonimo di benessere soprattutto nel nord Italia. E lo vediamo nelle parole di Gianni, quando cita il motorino, le rotelle, le cinghie di trasmissione, la trombetta, tutte parti di una macchina qui divenute parte integrante dell’essere umano. Tutta questa velocità ha portato a un deterioramento dei rapporti sociali, fino al rendere muti gli uomini a motore. In questi versi Gianni profetizza un mondo divenuto in parte realtà ai nostri giorni. Oggi a stento ci si saluta per strada, tutti troppo impegnati nella corsa alla produttività.
I libri che ti consiglio
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Autore: Gianni Rodari
Titolo: Il libro degli errori
Pagine: 198
Casa editrice: Einaudi
Un must per grandi e piccini se si vuole iniziare a conoscere il magnifico mondo di Gianni.
Autore: Gianni Rodari
Titolo: I viaggi di Giovannino Perdigiorno
Pagine: 83
Casa editrice: Einaudi
Il libro con tutte le avventure di Giovannino Perdigiorno.
Autore: Gianni Rodari
Titolo: Grammatica della fantasia
Pagine: 187
Casa editrice: Einaudi
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Buona lettura!
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