Tonno, giornate mondiali e Herman Melville

PopPoesia_giornata internazionale del tonno

Il 2 maggio è la giornata mondiale del tonno.

Istituita nel 2016 per sensibilizzare i consumatori sulla qualità del tonno pescato, inscatolato e mangiato. Sì anche nei tramezzini.

Ultimamente esistono giornate mondiali un po’ per qualsiasi cosa.

È come se l’essere umano si fosse dimenticato di avere una realtà attorno a sé e sentisse la necessità di ricordarsene istituendo giornate di commemorazione.

La mia titubanza iniziale di fronte a un tale numero di giornate istituite mi ha portato a tirare fuori la mia solita curiosità dal cassetto e con lei a manina sono andata a cercare più informazioni su questi eventi per capire a cosa essi servano veramente.

Non è uno scherzo.

Le giornate mondiali prima di divenire tali devono essere riconosciute dall’ONU.

Non è che uno si sveglia la mattina e decide di istituire la giornata mondiale delle ciabatte consumate o del pollo avanzato in frigo, così, creando eventi a caso.

No, no, dietro ad ogni commemorazione si nasconde un mondo di organizzazioni, associazioni, carte, burocrazia: mica bruscandoli.

Sul sito dell’Onu esiste una pagina dedicata alle giornate mondiali, non mi metto ad elencarle tutte, dato che sono più di 150.

Vi lascio qui il link se siete curiosi di sapere a cosa sono dedicate.

Ebbene è vero: queste giornate sono nate inizialmente con lo scopo di sensibilizzare i governi e i popoli tutti su certi argomenti troppo spesso dimenticati.

La prima giornata mondiale è stata istituita nel 1950. Erano da poco terminate le guerre che avevano dilaniato l’intera Europa e nel 1948 era stata stesa la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, una vera e propria opera d’arte nata dalla mente di chi aveva visto guerra e sofferenza e non voleva più saperne di ricadere in una simile mancanza di umanità. La trovate qui e merita davvero di essere letta da tutti.

Era il 10 dicembre e da quell’anno ogni anno si commemora quell’evento con lo scopo di far ricordare a tutti verso quale direzione dovrebbe andare il genere umano.

Voce che si alza un giorno all’anno, per poi essere dimenticata per tutti i restanti 364, sovrastata da altre decine di voci nate per commemorare altro.

Perché il rischio di istituire sempre più giornate mondiali forse sta proprio qui.

Vi ricordate quando da bambini aspettavamo un giorno preciso dell’anno, mettiamo il Natale o la fine della scuola oppure il giorno del compleanno della mamma, e per mesi e mesi prima di quella giornata non pensavamo ad altro? La nostra mente spesso in preda alla noia attendeva, viveva nell’attesa e più quel giorno si avvicinava più cresceva in noi la gioia di viverlo.

Immaginate ora di avere davanti a voi 150 giornate come quelle. Sicuramente la voglia di viverle resta, ma quasi certamente nella frenesia di ricordarle tutte, il loro significato perderebbe di spessore.

Con questo non metto in dubbio l’importanza dell’istituire giornate mondiali, sono qui a scrivere anche grazie a loro.

Ma semplicemente mi rattrista il fatto che in questo mondo fatto di corse, lavori, social che hanno assorbito ogni istante della nostra noia, si senta la necessità di ricordarci dell’esistenza di noi stessi esseri umani, o della natura che ci circonda grazie alla quale nemmeno esisteremmo, o dell’arte tutta, che sia essa poesia, pittura, scrittura, scultura.

Mi sono imposta una regola.

Ogni qual volta il calendario mi ricorderà della presenza di una di queste giornate, mi prenderò del tempo per riflettere.

Del tempo per pensare a cosa posso fare io per migliorare e migliorarmi nell’affrontare il tema di quella giornata.

Lontano dal mondo degli schermi, mi ritaglierò dei momenti di silenzio per parlare con me stessa, farmi un esame di coscienza, come ci facevano fare da piccoli in classe alle elementari: dieci minuti di silenzio per pensare.

Solo pensare: questa antica attività che tanto ci rende umani quando viene svolta, tanto ci rende scimmie quando non la svolgiamo.

Visto la giornata commemorata oggi vi lascio con una poesia che parla di pesci, scritta da Herman Melville, sì, quello che ha scritto Moby Dick e che di pesci se ne intendeva parecchio.

Si intitola “Noi pesci” e parla dei pesci…forse.

Che magia la poesia!

Ecco la poesia “Noi pesci” di Herman Melville in una mia personale traduzione.

Noi pesci, noi pesci, noi allegramente nuotiamo,
non ci interessa dell’amico o del nemico.

Le nostre pinne sono forti,
le notre code sono fuori,
mentre per i mari andiamo.

Pesci, pesci, siamo pesci con rosse branchie,
nulla ci turba, freddo è il nostro sangue:
siamo ottimisti per via dei nostri guai,
nell’esser branco ogni pesce è eroe.

Non ci interessa cosa sia, questa vita
che seguiamo, questo fantasma sconosciuto;
nuotare è incredibilmente bello,
allora nuotiamo lontano, facendo schiuma.

Questa cosa strana attorno a noi,
non per la salvezza, fuggiamo attorno ad essa -
la sua ombra è così oscura, tutto qui -
nuotiamo solo sotto al suo riparo.

E quanto alle anguille lassù,
e quanto agli uccelli dell’aria,
non ci preoccupiamo di loro ne delle loro rotte,
mentre allegramente scivoliamo lontano!

Noi pesci, noi pesci, noi allegramente nuotiamo,
non ci interessa dell’amico o del nemico.

Le nostre pinne sono forti,
le notre code sono fuori,
mentre per i mari andiamo.

Ecco il testo in lingua originale dal titolo “We fish” di Herman Melville.

We fish, we fish, we merrily swim,
We care not for friend nor for foe.

Our fins are stout,
Our tails are out,
As through the seas we go.

Fish, Fish, we are fish with red gills;
Naught disturbs us, our blood is at zero:
We are buoyant because of our bags,
Being many, each fish is a hero.

We care not what is it, this life
That we follow, this phantom unknown;
To swim, it’s exceedingly pleasant —
So swim away, making a foam.

This strange looking thing by our side,
Not for safety, around it we flee: —
Its shadow’s so shady, that’s all —
We only swim under its lee.

And as for the eels there above,
And as for the fowls of the air,
We care not for them nor their ways,
As we cheerily glide afar!

We fish, we fish, we merrily swim,
We care not for friend nor for foe:
Our fins are stout,
Our tails are out,
As through the seas we go.

Hermann Melville “Noi pesci” – i versi più belli

“…siamo ottimisti per via dei nostri guai, / nell’esser branco ogni pesce è eroe.“: questo verso racchiude tutto il significato profondo celato tra i versi all’apparenza banali di questa poesia. Immaginate un banco di sardine: tutte uguali una all’altra, omologate nel viaggiare accalcate per i mari. Nulla le turba dall’esterno, ogni loro pensiero si rinchiude dentro al quel banco buio in cui vivono la loro intera esistenza. Ecco che allora ogni evento fuori dal comune, ogni strappo alla regola diventa un motivo per sentirsi importanti, per sentirsi, appunto, eroi. Quando magari per un polpo o per una tartaruga di mare l’oceano è immensamente ricco di avventure e scoperte, per una sardina tutte le emozioni si racchiudono dentro a quel banco di sue simili. Vi viene in mente niente? A me sembra un’immagine chiara della cecità in cui siamo rinchiusi nel nostro tempo. Tutti così omologati alla massa dal sentirci eroi solamente quando accade qualcosa di extra-ordinario, un taglio alle regole, un evento eccezionale. E se cambiando punto di vista l’eccezione non fosse altro che il vero modo per vivere appieno la vita? Uscire dal banco e esplorare l’oceano attorno a noi, quella cosa strana, quell’ombra di cui parla Herman.

“E quanto alle anguille lassù, / e quanto agli uccelli dell’aria, / non ci preoccupiamo di loro ne delle loro rotte, / mentre allegramente scivoliamo lontano!“: qui il concetto è ancora più chiaro. Le sardine non si preoccupano del mondo che esiste sopra alle loro teste, troppo prese come sono a nuotare nel loro banco. Loro scivolano lontano, fuggendo da tutto ciò che non appartiene al loro omologato mondo pescioso, fregandosene di tutto, nuotando e basta. Quanta similitudine con noi Sapiens moderni!

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Autore: Herman Melville

Titolo: Moby Dick

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Che differenza c’è tra una balena e un capidoglio? Leggendo Moby Dick si scopre anche questo!

PopPoesia_Melville poesie

Autore: Herman Melville – Roberto Mussapi

Titolo: Poesie di guerra e di mare

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Casa editrice: Mondadori

Ebbene sì, il caro Herman scriveva anche poesie! Le trovi in questa raccolta interessante.

Autore: Maddalena Jahoda

Titolo: Balene salvateci!: I cetacei visti da un’altra prospettiva

Pagine: 282

Casa editrice: Mursia

Per chi, ispirato da Moby Dick, voglia approfondire il mondo delle balena dal punto di vista di chi lavora con loro.


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Buona lettura!


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