Sanremo trito, attesa e Umberto Saba

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Per me è un appuntamento inevitabile. In 30 anni di vita non ho mai mancato un suo invito. Posso dire di averlo visto crescere, e lui può dire di aver fatto lo stesso con me.

Era quasi un rito in casa, un momento dell’anno che accompagnava solitamente il Carnevale, uno spartiacque tra l’inverno buio e freddo e l’arrivo di una tiepida primavera. 

Se ne parlava già la settimana prima su tutti i giornali. 

Ill Tv Sorrisi e Canzoni sul tavolo in cucina viveva le sue giornate di fama e notorietà guardandoci orgoglioso tramite i visi di Pippo Baudo e Mike Bongiorno, conduttori d’altri tempi che hanno fatto compagnia alla generazione dei miei genitori e in buona parte anche alla mia. 

Alle 20 si era già pronti: orecchie tese, occhi incollati alla televisione per essere intrattenuti da musiche sconosciute, nuove melodie che sarebbero con calma diventate colonne sonore dei mesi successivi. Con molta calma. 

Le si ascoltava con attenzione quelle sere per poi attendere con pazienza che venissero ritrasmesse alla radio o su qualche programma della rai attendendo l’uscita del CD che le conteneva tutte in versione originale, senza le stonature della versione dal vivo. Si, il CD: non esisteva mica Spotify! 

Il tutto era contraddistinto da una serie di attese: l’attesa della prima serata, l’attesa del cantante preferito, l’attesa dell’uscita del CD. E l’attesa rendeva tutto più magico, le canzoni venivano assaporate con lentezza, nota su nota per dare alla mente il potere di ricordarle per più tempo. Così le si canticchiava in continuazione.

Puntualmente c’era chi mi prendeva in giro da adolescente quando dicevo di guardare il Festival. “È da vecchi!” Ma una parte di me sognava di salire su quel palco, di appartenere per qualche istante a quel mondo perfetto di luci e varietà. E guardandolo realizzavo per qualche ora quella follia, nutrendo i sogni e la fantasia  immaginandomi affianco ad un giovane Nek su quel palco o a duettare con Giorgia. Poi il ritorno alla realtà si convertiva in un’adolescente stonata che cantava convinta sotto la doccia, ma sono dettagli.

Tutt’ora c’è chi mi dice “Ma guardi ancora il Festival?!? Le canzoni sono tutti uguali! Trite e ritrite, una lagna mortale.”

Trite e ritrite. Neanche fossero mazzetti di prezzemolo. 

Si sa, le parole non sono infinite, per creare melodia le rime spesso si assomigliano e la sensazione è quella di aver ascoltato già i pezzi proposti. Ma la difficoltà del comporre sta nell’usare le parole semplici nei modi più complessi. 

Una canzone d’amore conterrà quasi sicuramente la parola cuore, dolore, vita: le parole più usate, ma allo stesso tempo quelle più profonde che esistono, i concetti più difficili da spiegare proprio perché i più veri, puri. 

Trite. C’è una poesia semplice e bellissima che parla proprio di questo.

Si intitola “Amai” di Umberto Saba, è stata pubblicata del 1948. 

La prima edizione del Festival andò in onda nel 1951

Chissà cosa avrebbe pensato oggi Umberto delle canzoni che popolano il Festival. Forse sarebbe rimasto senza parole ascoltando il trap, non so se per sconforto o per entusiasmo. 

A voi la scelta.

Che magia la poesia!

Ecco per tutti noi la poesia “Amai” di Umberto Saba.

Amai trite parole che non uno
osava. M'incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore 
le si accosta, che più non l'abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona 
carta lasciata al fine del mio gioco.

Umberto Saba “Amai” – i versi più belli

  • “...trite parole che non uno osava“: mi piace pensare che scrivendo questa poesia Umberto pensasse ai grandi poeti del suo tempo che sicuramente anche lui avrà dovuto studiare e conoscere, come D’Annunzio, il re dei vocaboli desueti, o lo stesso Montale, il quale spesso nei suoi componimenti riporta alla luce parole poco usate nella lingua poetica. Umberto invece si pone avanti a loro, ammettendo il suo amore per le parole trite (quanto bella è questo aggettivo?), usate, riusate e consumate dalla gente comune. Le mette tutte lì, in fila nei versi successivi: fiore, amore, mondo, sogno, dolore, cuore. Praticamente la musica leggera italiana anni ’60 riassunta in poche righe.
  • …la verità che giace al fondo…che il dolore riscopre amica…”: eccola qua, quella sensazione che tutti nella vita prima o poi proviamo. La scoperta della verità più profonda, la realizzazione dell’esistenza della morte e del dolore che ne consegue. Realtà da cui non possiamo scappare, con cui impariamo a convivere, che rendiamo amiche, accostandoci ad esse e non abbandonandole più.

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PopPoesia_Il_canzoniere_Saba

Autore: Umberto Saba

Titolo: Il canzoniere

Pagine: 640

Casa editrice: Einaudi

L’opera principale di Umberto, raccolta in un’unica edizione da prendere se si ama il poeta che tutti conosciamo per aver paragonato la moglie ad una pollastra.


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Buona lettura!


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